STORIE DI CIBO E TERRITORIOComune di San Vitaliano

Situato nell’Agro nolano, il comune di San Vitaliano sembra derivare il suo toponimo da un antico culto per il Vescovo di Capua, Vitaliano, che nel 1140 attraversò le campagne della zona realizzandovi un miracolo: far piovere nel mese di luglio dopo un lungo periodo di siccità. In ogni caso, le vere origini del paese non sono attualmente documentabili. Per molti secoli il territorio di San Vitaliano fu esclusivamente agreste, occupato solo da case sparse di contadini. In questo contesto la presenza romana è documentata dai resti di una Villa rustica venuti alla luce durante dei lavori di sbancamento effettuati nel 1993-1994.
È tuttavia in età medievale che dalle masserie sparse di contadini si passa gradualmente a un nucleo abitato ben organizzato. Nel 1932 San Vitaliano faceva ormai parte del territorio di Marigliano e fu acquistato come feudo da Raimondello Orsini, insieme a Brusciano e Scisciano. In seguito i casali di San Vitaliano, Brusciano e Scisciano si staccarono da Marigliano.
Nel 1542 furono venduti a Battista Carafa, per ritornare nel 1578 a far parte del Marchesato di Marigliano. San Vitaliano rimase quindi casale di Marigliano fino al 1648, quando iniziò ad acquisire una sua autonomia amministrative grazie ad alcune concessioni di terreni da parte dei Mastrilli, signori di Marigliano. Divenuto comune autonomo nel 1720 (i primi atti pubblici risalgono al 1740), il paese ha poi seguito senza clamori le vicende della vita politica del Regno e quindi dell’Italia Repubblicana.

STORIE DI CIBO E TERRITORIOLuoghi di Interesse

Chiesa di Santa Maria della Libera

Dal 1948 la Chiesa di San Vitaliano è divenuta la Parrocchiale di Santa Maria della Libera. Non si hanno notizie certe della sua fondazione, ma probabilmente la chiesa risale al XVI secolo, era più piccola dell’attuale e intitolata a San Giovanni. Ricostruita nel XVIII secolo, nel 1876 subì una notevole trasformazione: l’orientamento della chiesa fu infatti invertito. Il portale grigio, sovrastato da una finestratura e affiancato da due coppie di lesene con capitelli corinzi, offre un piacevole contrasto con l’intonaco bianco della facciata, delineata da altre due lesene più grandi, anch’esse con capitelli corinzi. Internamente due piccole cappelle si aprono sul lato sinistro della navata, mentre sul lato destro sono collocati tre altari in marmi policromi. L’altare maggiore risale al 1803 , ed è delimitato da una balaustra marmorea del 1904. Sul soffitto spicca una tela della scuola del Caravaggio raffigurante Il Cristo nell’orto degli Ulivi. Vicino all’ingresso sono visibili due nicchie con le statue lignee di San Giovanni e San’Antonio Abate.

Congrega dell’Immacolata Concezione

La Chiesa della Congrega dell’Immacolata Concezione, risale al XVII secolo. La Congrega infatti fu istituita nel 1752 con il consenso di Carlo III di Borbone . La facciata è semplice: il portale è sormontato da un timpano a sesto ribassato, mentre l’interno è un’unica navata con riquadrature grigie alle pareti, ingentilite da stucchi bianchi. L’altare maggiore risale al XVIII secolo e dello stesso periodo è una statua lignea rappresentante l’Immacolata. All’Ottocento risale invece una statua lignea raffigurante Sant’Antonio da Padova, custodita in una nicchia laterale. Al centro della nicchia una pregevole tela firmata da Angelo Mozzillo raffigurante la Natività presenta in un angolo l’autoritratto del pittore. Nella sacrestia è custodita un’altra opera del Mozzillo: un affresco raffigurante l’Immacolata. Il campanile è un pregevole esempio architettonico costruito nel 1875. È alto 45 metri ed è suddiviso in quattro ordini tutti finestrati, leggermente rastremati verso l’alto.

STORIE DI CIBO E TERRITORIOTipicità Territoriali

Il Prodotto Tipico: La Patata

Il territorio del Comune di San Vitaliano e degli altri comuni partner è da sempre coltivato a patate. Scoperta nel XIV secolo durante la conquista del Perù dagli spagnoli di Francisco Pizarro, che la portarono in patria, si diffuse poi in Germania e in Italia e successivamente in Francia. In tutta Europa però, per quasi due secoli, venne considerata solo una curiosità botanica e utilizzata per lo più come pianta d’appartamento. Utilizzata in diverse preparazioni, sia dolci che salate, la patata divenne la grande protagonista della cultura gastronomica contadina, il cosiddetto “cibo dei poveri” che non poteva mai mancare.
Le caratteristiche nutrizionali, in termini di apporto di glucidi complessi sotto forma di amido, fibre, vitamine (B1, B2, B3, B6 e C), ferro e potassio la rendono però un alimento tutt’altro che povero e ne fanno ancora oggi un alimento di grandissima diffusione ed apprezzato da tutti. Recentemente, si è scoperto che il considerevole apporto di amidi gastroresistenti protegge l’organismo dall’insorgenza di tumori legati all’eccessivo consumo di carne rossa. Basta infatti associare al piatto di carne un’insalata di patate lessate o cotte al vapore per mitigare i danni della dieta prevalentemente carnivora. La patata, in tutte le sue varietà, dalla matura da “conservazione” che si raccoglie a settembre/ottobre, alla novella, che nei luoghi in cui mi trovo ora si raccoglie già a maggio, non può dunque mancare come contorno sulle nostre tavole, sia in quanto alimento che giova alla salute sia in quanto testimonianza del forte legame con le tradizioni culinarie del nostro passato.