STORIE DI CIBO E TERRITORIOComune di Brusciano


Cittadina in provincia di Napoli da quando fu tolta la sua appartenenza a “Terra di lavoro”, con Regio Decreto n.1 del 2.1.1927, confina con Somma Vesuviana, Acerra, Castello di Cisterna e Mariglianella. Sulle origini di Brusciano, sono state accolte due ipotesi, entrambe derivate dell’etimo. Una prima ipotesi indicherebbe che la zona in cui sorse il primo nucleo del pagus, fosse una zona paludosa, ricca di bisce e da bixiae sarebbe derivato BIXIANUM, diventato, poi, Brusciano. Tale ipotesi pare echeggiare l’antico stemma del comune, che aveva come sostrato una zona paludosa, ma trovava e trova soprattutto suffragio nel fatto che la zona più antica di Brusciano sia stata via Padula, una volta via Palude, nome in cui è stato trasformato per metatesi nel termine Padula. La suddetta palude si formava, quasi certamente, per le acque limacciose del fiume Sarno o Sebeto, che passava circa duemila anni fa a levante tra Acerra e Maddaloni, lambendo anche il territorio di Brusciano. L’altra ipotesi, ad un fatto storico secondo cui a seguito della spartizione delle terre a favore dei legionari romani, la zona di Brusciano fu assegnata alla famiglia “Brutia” o “Brucia” da cui Brusciano.
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Chiesa di San Sebastiano
Edificata durante i primi decenni del XVIII secolo dalla famiglia Cucca per uso proprio e dei coloni alle sue dipendenze, fu acquistata nel 1929 dalla Curia di Nola che la elevò a chiesa parrocchiale.
Restaurata a seguito dei danni subiti dal sisma del 1980, presenta una piccola facciata a capanna con un portale archi voltato, inquadrato ai lati da lesene lineari. L’interno è a navata unica con cappella laterale e con una caratteristica cupola a bulbo in asse rispetto all’altare maggiore, sul cui fondale vi è un dipinto del XVIII secolo raffigurane la Madonna delle Grazie con San Sebastiano e San Rocco, patroni di Brusciano.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Il suo nucleo antico, risalente al XV secolo, ha subito radicali trasformazioni e ampliamenti nel XIX secolo e all’inizio del XX. La facciata a due ordini, divisi da cornici in aggetto, è fiancheggiata da un campanile a cinque corpi rastremati.
All’interno la navata, con pareti laterali ritmate da ampie arcate e lesene, è impreziosita dal soffitto a lacunari e da una cantoria sopraelevata in corrispondenza della porta d’ingresso principale.
Nel transetto sono presenti piccoli altari laterali del XIX secolo, mentre l’affresco del catino absidale è della seconda metà del XX secolo.
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Il Prodotto Tipico: La Papaccella
Le papaccelle, chiamate anche “paprecchie” o “pupaccelle” sono piccoli peperoni di forma globosa coltivati in tutta la Campania. tondi, di un intenso colore rosso o verde, schiacciati ai poli ed estremamente costoluti, con una polpa dalla consistenza piena e croccante e un sapore molto aromatico e caratteristico. Alcuni ecotipi sono più o meno piccanti, e vengono per lo più utilizzati per essere conservati sotto aceto. In ogni zona, però, esistono varianti culinarie per la preparazione delle papaccelle: condite con il sugo di pomodoro o farcite e servite come contorno, utilizzate fresche o conservate, sono, insomma, ingrediente molto caratteristico di numerose ricette tipiche.